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Vecchio 20-05-2011, 01:16   #1
Federico Guglielmi
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Predefinito La vera storia di Velvet e della ESSEDIEMME.

Da anni mi viene regolarmente chiesto come andò per davvero la storia che nel 1988 portò all’abbandono del Mucchio da parte della stragrande maggioranza dello staff e della nascita della rivista “Velvet”. Ne ho parlato tante volte più o meno a grandi linee ma a questo punto tanto vale farlo per bene. Anche con i “documenti originali”, visto che la Rete dà la possibilità di renderli disponibili a chiunque sia interessato.
So che è un Mucchio (ehm…) di roba, ma almeno chi leggerà si farà un’idea precisa dell’accaduto. Sono davvero stanco di leggere inesattezze, se non grossolane e faziose bugie, a proposito di questa vicenda.

Antefatti.
Ho iniziato a scrivere per il Mucchio nel luglio 1979. Nell’ottobre 1980, subito dopo il terremoto che generò “L’ultimo buscadero” (altra questione che meriterebbe un serio approfondimento, anche se non aveva nulla a che vedere con me, almeno direttamente), inventai e presi a gestire in piena autonomia “Shock”, una sezione del Mucchio dedicata solo a punk e new wave. La eliminammo nel 1983 e iniziai a occuparmi di altre parti della rivista, prima come componente del “comitato redazionale” (assieme a Max Stèfani e Maurizio Bianchini), poi come coordinatore e infine, dal novembre 1985, come caporedattore. In pratica, organizzavo buona parte del giornale, parlavo con i collaboratori e ne ingaggiavo di nuovi, correggevo articoli, cercavo fotografie e all’occorrenza pure accordi pubblicitari. Al di là del lavoro “pratico”, mi attribuisco senza timore di smentita almeno i meriti dell’apertura del Mucchio alla nuova musica internazionale (nonostante avessi contro quasi tutta la vecchia guardia dei collaboratori, che mi sfotteva simpaticamente chiamandomi Baby Killer) e al rock italiano. Ed ero lì quando Maurizio Bianchini tirò fuori la brillante idea della “Cultura Rock”, avviando l’apertura del Mucchio al cinema, alla letteratura, al costume. Questi sono i fatti nudi e crudi: i vecchi numeri del Mucchio sono lì a dimostrarlo in modo inequivocabile, e mi dispiace - sì, metto le mani avanti, ma so come va il mondo - se qualcuno vorrà leggerci un mio sfoggio di presunzione.
Le cose andavano bene e Max, che aveva altri progetti per la testa, in un giorno del 1986 mi disse che aveva intenzione di limitarsi presto alla sola attività di editore, lasciando a me la direzione del Mucchio. Da lì a pochi mesi, però, mi ritrovai al fianco - come segretaria di redazione - Bianca Spezzano, la sua neo-compagna di allora (quello dell’influenza delle donne di Max sul Mucchio è un altro tema interessante, magari un giorno…), e la situazione divenne insostenibile. Max si rimangiò il discorso delle dimissioni (e vabbè, era legittimo), ma l’aria si era fatta pesante: difficile lavorare avendo come subalterna la “donna del capo”, per quanto capace potesse essere (e lo era: non ho affatto un cattivo ricordo di Bianca). Chiesi dunque a Max maggiori garanzie per il mio futuro, proponendogli due alternative: l’acquisto di quote della Lakota (la società che ai tempi pubblicava il Mucchio), oppure l’assunzione da parte della società stessa, visto che fino a quel momento - benché andassi in ufficio tutti i giorni e avessi molte responsabilità - venivo pagato (non male, devo ammettere) come prestatore d’opera, senza alcuna protezione. Le mie richieste caddero nel nulla e io decisi di andar via dopo aver terminato il numero che stavamo approntando. Non ottenni alcuna pseudo-liquidazione (non ne avevo peraltro fatto richiesta), non mi rivolsi al Tribunale del Lavoro (lo avessi fatto, mi sarebbero arrivati di sicuro in tasca un bel po’ di soldi), dissi a tutti i collaboratori che si era trattato di una separazione consensuale e che quindi non c’era motivo, per loro, di non rimanere al giornale. L’ultimo numero in cui figuro come caporedattore è quello del dicembre 1987. Quando acquistai il numero di gennaio, ebbi due spiacevoli sorprese: 1. non c’erano nemmeno due righe di ringraziamenti, saluti e auguri. 2 la mia recensione di “Moonshiner” dei Boohoos, che avevo lasciato a mo’ di addio, non era stata collocata come “disco del mese”, nonostante i giuramenti che mi erano stati fatti. Fesso io, lo riconosco, a credere che la parola data abbia per tutti lo stesso valore che ha per me. Poi, “curiosamente”, nei numeri successivi non apparve alcuna lettera con richieste di lumi sulla mia “scomparsa”, ma vabbé.
Continuai a scrivere per “Audio Review” e ottenni un posto da redattore a “Rockerilla”, all’epoca diretto da Beppe Badino e Claudio Sorge. Ottenni dei contratti con la RAI e ripresi persino a studiare Giurisprudenza. Il Mucchio mi mancava? Sì, ma anche no.

Velvet e la ESSEDIEMME.
Molti dei collaboratori del Mucchio erano miei amici, e quindi continuavo a sentirli. Tutti, nessuno escluso, non erano esattamente soddisfatti del giornale e mi dicevano che, se per caso avessi avuto intenzione di fondarne uno mio, mi avrebbero raggiunto subito. Nella primavera del 1988, sarà stato maggio, ricevetti un po’ a sorpresa una visita di Eddy Cilìa e Maurizio Bianchini, che offrirono la loro disponibilità a fondare assieme a me una società editrice e una nuova rivista che rispecchiasse maggiormente il Mucchio che noi - con il consenso di Max, ovviamente - avevamo concepito (e amato). Mi convinsero. Si fece la società (40% io, 40% Maurizio, 20% Eddy). La si chiamò ESSEDIEMME, ovvero Scappati Dal Mucchio. La rivista fu invece battezzata “Velvet”: un omaggio ai Velvet Underground, certo, e un nome semplice da memorizzare, che oltretutto si pronunciava, anche in inglese, così com’era scritto.
In gran segreto, per ovvie ragioni, ci mettemmo a organizzare lo staff e il primo numero. Del Mucchio contattammo solo i collaboratori nostri amici, quelli che erano approdati al giornale tramite noi tre, e tutti ci diedero la loro adesione al progetto. Maurizio, Eddy e io fummo così seguiti da Ermanno Labianca, Pierluigi Bella, Massimo Cotto, Marco De Dominicis, Vittorio Amodio, Riccardo Bonanni, Paolo Ferrari, Roberto Fratini, Maurizio Lucenti, Marina Petrillo e Peter Sarram. Le lettere di dimissioni furono inviate, parecchie tramite corriere a spese Lakota, nel mese di agosto; al Mucchio le ricevettero i primi di settembre quando, una volta tornati dalle vacanze, si apprestavano a lavorare sul numero di ottobre (quello di settembre era naturalmente già nelle edicole). Fu un atto “da bastardi”? Per certi versi sì, ma bisogna anche considerare la posizione di chi, come noi, si sentiva di fatto “proprietario” di certe idee: dato che ormai non era purtroppo più possibile impedire a Max di continuare a metterle in pratica… beh, almeno avrebbe avuto vita un po’ più difficile di prima, per qualche mese. Ci sembrava “giusto”, ecco.
A fine settembre del 1988 il primo numero di “Velvet” era fuori. Questo il sobrio editoriale di presentazione.




Il direttore del Mucchio diede la sua spiegazione dell’accaduto con la stessa classe con la quale mi aveva ringraziato per otto anni e mezzo di lavoro. Ecco l’editoriale apparso sul n. 130, del novembre 1988. Il titolo era una parola russa molto popolare in quegli anni grazie a Gorbaciov, che l’aveva utilizzata per spiegare - significa più o meno “trasparenza” - la nuova politica dell’URSS.




Certe mistificazioni non potevano rimanere impunite. La risposta giunse, pesante come un macigno ma molto più leggera di come avrebbe potuto essere, nel numero 3 di “Velvet”, del dicembre 1988. Inutile dire che tirammo fuori l’altro termine russo tanto amato dal Segretario del Partito Comunista Sovietico, che sta per “ricostruzione”.




Nel numero 4, invece, pubblicammo una lettera (autentica, eh: mettiamo i puntini sulle “i”) che spiega come mai in tanti pensano che ESSEDIEMME fosse l’acronimo di “Stèfani Deve Morire”. Ci giocammo anche un po’ su, non confermando né smentendo.




Facezie e nulla più, che nel n. 132 del Mucchio, gennaio 1989, ebbero una “scherzosa” replica nelle pagine della posta, con una vignetta di Tex Willer.




Noi stemmo allo scherzo e nel n. 5 di “Velvet”, febbraio 1989, affidammo sempre a Tex la nostra ulteriore risposta.




Al Mucchio probabilmente se l’aspettavano, tanto che nel n. 133, febbraio 1989, lanciarono un segnale di distensione, sempre con il personaggio-simbolo della Bonelli. Lo raccogliemmo, e la polemica - almeno mi sembra - si interruppe lì. Magari ci fu anche qualche altra frecciatina da una parte e dall’altra, ma non ricordo nulla di “importante”.




Epilogo
Le cose, poi, andarono come forse tutti sapete. Dopo poco più di due anni, pur continuando a collaborarci, ho ceduto le mie quote di “Velvet” (avevamo eroso il capitale, i soci non avevano la possibilità di finanziare e io, che ero anche amministratore, non volevo vivere nell’ansia del possibile fallimento). Chi le ha “acquistate”, per quattro soldi, non è riuscito a rilanciare la testata, che ha chiuso verso la fine del 1991 dopo un paio di cambiamenti di linea editoriale.
Il Mucchio, invece, è (per fortuna) ancora qui. Ci sono rientrato nell’aprile 1996, richiamato - con mia grande sorpresa, devo ammettere - da un Max che, evidentemente, riteneva di avere bisogno di me: dubito che la richiesta di “tornare a casa” fosse dovuta a questioni affettive, ma tutto sommato non ha importanza. Il mio affetto, misto a riconoscenza, era invece sincero, tanto che nel mio “Punk!” del 2007 - il mio “libro della vita” - compare un ringraziamento a Max, “perché senza di lui sarei stato di sicuro un uomo meno libero”.
E qui mi fermo, sperando che non mi tocchino giorni, mesi o anni di puntualizzazioni. Grazie a tutti.
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L'Ultima Thule attende e dentro il fiordo / si spegnerà per sempre ogni passione / si perderà in un'ultima canzone / di me e della mia nave anche il ricordo.
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Vecchio 20-05-2011, 01:53   #2
Julianglam
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ho letto negli scan 3 riferimenti a Jovanotti. doveva imperversare di brutto.

quella della pistola scarica è bella.
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Vecchio 20-05-2011, 02:30   #3
sgt.white
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brutta cosa, Federico, quando all'amarezza a livello professionale si aggiunge quella umana.
L'importante è che non si sia ripetuto quanto successo nell'87.
Ed è giusto così.

P.S.
Ti ha mai dimostrato riconoscenza max per aver scelto, da galantuomo, di non rivolgerti al Tribunale del Lavoro?
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Vecchio 20-05-2011, 02:44   #4
Federico Guglielmi
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brutta cosa, Federico, quando all'amarezza a livello professionale si aggiunge quella umana.
Già.

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L'importante è che non si sia ripetuto quanto successo nell'87.
Ed è giusto così.
Quello che è successo nel 1987 non si sarebbe mai potuto ripetere, non sono tempi adatti per fare nuovi giornali.

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P.S.
Ti ha mai dimostrato riconoscenza max per aver scelto, da galantuomo, di non rivolgerti al Tribunale del Lavoro?
Credo che, se mi ci fossi rivolto, non sarei mai rientrato al Mucchio. Credo che il mio "debito di riconoscenza" fosse stato pagato, appunto, nel 1987, con tutto quello che avevo dato al Mucchio e con - appunto - la mia decisione di andarmene senza fare casini.
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Vecchio 20-05-2011, 02:54   #5
sgt.white
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Già.



Quello che è successo nel 1987 non si sarebbe mai potuto ripetere, non sono tempi adatti per fare nuovi giornali.



Credo che, se mi ci fossi rivolto, non sarei mai rientrato al Mucchio. Credo che il mio "debito di riconoscenza" fosse stato pagato, appunto, nel 1987, con tutto quello che avevo dato al Mucchio e con - appunto - la mia decisione di andarmene senza fare casini.
Mi chiedevo se almeno max, negli anni, ti ha mai dimostrato riconoscenza per esseretene andato senza fare casini, lasciandogli, peraltro, un giornale in buona salute grazie al lavoro che avevi svolto.
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Vecchio 20-05-2011, 09:28   #6
Federico Guglielmi
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Mi chiedevo se almeno max, negli anni, ti ha mai dimostrato riconoscenza per esseretene andato senza fare casini, lasciandogli, peraltro, un giornale in buona salute grazie al lavoro che avevi svolto.
In 32 anni ho avuto modo di verificare con assoluta certezza che Max ha serie difficoltà a pronunciare la parola "grazie". Nel caso specifico, ero comunque stato abbastanza ben pagato, per quanto riguarda i soldi così come per la grande esperienza che mi era stato permesso di fare.
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Vecchio 20-05-2011, 04:11   #7
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Vecchio 20-05-2011, 07:55   #8
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come al solito non sono cazzi miei fede, ma io il link a questo topic lo metterei oltre che sul gruppo (molto meno frequentato) pure sulla tua bacheca fb e su quella del mucchio (magari evitando quest'ultima se la ritieni una cosa puramente personale... ma il profilo fb del mucchio in fondo non è la stessa cosa del giornale).
Sulla mia pagina già c'è andato. E andrà anche sul profilo del Mucchio (come forse ricorderai, io volevo tenere questa cosa "fuori" dagli spazi ufficiali del Mucchio, ma sono stato convinto a fare diversamente).

Però i post su facebook diventano vecchi dopo mezz'ora.
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Vecchio 20-05-2011, 10:34   #10
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Sulla mia pagina già c'è andato. E andrà anche sul profilo del Mucchio (come forse ricorderai, io volevo tenere questa cosa "fuori" dagli spazi ufficiali del Mucchio, ma sono stato convinto a fare diversamente).

Però i post su facebook diventano vecchi dopo mezz'ora.
sorry, sulla tua bacheca non l'ho notato (si ricordo ed è giusto, ci mancherebbe, l'ho detta giusto per una questione di visibilità).
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